Nonostante al giorno d’oggi tutti sono in cerca di acquistare un Rolex Hulk, Batman o un Daytona, i modelli Oyster Perpetual sono tra gli orologi più iconici della linea di lusso Rolex. Grazie alla loro estetica e al loro stile classico e universale riescono a incarnare perfettamente tutte le profonde tradizioni che ancora oggi vanno di moda tra gli appassionati di orologi di lusso.

Nel 2022 Rolex ha dismesso alcune produzioni di Rolex Oyster Perpetual, ma al contempo ha introdotto nel mercato dei nuovi modelli rendendo così disponibile una vasta gamma di scelta.

Ad oggi sono disponibili 5 modelli che variano principalmente tra loro per misure e dimensioni.

Attualmente disponibili in commercio ci sono i modelli da: 41 mm, 36 mm, 34 mm, 31 mm, 28 mm. Nei prossimi paragrafi andremo ad analizzarti uno alla volta per capire al meglio le loro caratteristiche.

 

Oyster Perpetual 41

Questo orologio ha esordito nella collezione con un nuovo calibro 3230 di manifattura in comune con il modello submariner e anche l’Oyster Perpetual da 36 mm.

L’Oyster Perpetual 41 è provvisto di scappamento Chonergy, un avanzamento del classico scappamento ad ancora svizzero e si distingue per il ribaltamento dei rapporti di lunghezza tra i denti della ruota di scappamento e le leve dell’ancora. Per renderle indifferenti alle interferenze magnetiche entrambe sono state prodotte in nichel-fosforo. Secondo l’azienda lo scappamento è più esatto del 15% rispetto ad uno tradizionale.

La spirale Parachrom blu, ultima versione, è stata realizzata all’interno con una lega paramagnetica specifica ed unica, nel caso in cui ci fosse una collisione questa nuova versione rende la spirale più precisa di una tradizionale di ben 10 volte. Grazie all’organo regolatore assemblato sul dispositivo antiurto garantisce un’ottima resistenza a qualsiasi impatto.

Il calibro 3230 è attivo grazie ad un modulo di carica automatica con meccanismo Perpetual. Con il nuovo modello del bariletto e all’ottimo rendimento dello scappamento, il movimento dispone di una riserva di carica di 70 ore circa.

Dimensioni: 41 mm
Movimento: Rolex 3230 Automatico
Prezzo: 5.850 Eur

 

Oyster Perpetual 36

Tutti gli Oyster Perpetual hanno subito una completa trasformazione, così da essere più adatti alle esigenze dei clienti. La particolarità è che riescono ad assicurare un’impermeabilità fino a 100 metri di profondità. Anche questo modello è animato dal calibro 3230 e da qualche anno sono entrati a far parte della collezione cinque nuovi colori: turchese chiaro, rosa candy, rosso corallo, verde e giallo.

Quest’anno, nel 2022 è ormai rimasto disponibile solamente il turchese che però rimane uno dei modelli colorati più richiesti e ricercati.

L’Oyster steel è una lega che deriva dall’acciaio 904L, materiale che veniva utilizzato fino a qualche anno fa dall’azienda Rolex. Questa particolare lega è ciò che compone la cassa e il bracciale, proprio come per tutti gli altri modelli di orologi della suddetta marca.

Dimensioni: 36 mm
Movimento: Rolex 3230 Automatico
Prezzo: 5.500 Eur

 

Oyster Perpetual 34

Per questo modello l’azienda Rolex sceglie il movimento 2232 automatico con molla della spirale Siloxi in silicio, questo tipo di tecnologia nonostante sia ben considerata in alta orologeria viene raramente utilizzata dal brand per un motivo ancora a noi sconosciuto.

Anche questo modello è stato inserito nel mercato in diversi colori per quanto riguarda gli indici del quadrante argentato: possiamo trovarlo in rosa, blu vivo, oro giallo e nero vivo.

Dimensioni: 34 mm
Movimento: Rolex 2232 Automatico
Prezzo: 5.200 Eur

 

Oyster Perpetual 31

Molto simile al modello da 34 mm, Oyster Perpetual 31 è considerato prettamente un modello femminile.
Possiede lo stesso calibro 2232 automatico con molla della spirale Diloxibin silicio.
Anche qui sono disponibili diverse colorazioni del quadrante: blu vivo, verde, argentato, rosa, turchese chiaro oppure nero vivo.

Dimensioni: 31 mm
Movimento: Rolex 2232 Automatico
Prezzo: 5.100 Eur

 

Oyster Perpetual 28

Ultimo modello disponibile, ma non per importanza è Oyster Perpetual 28.
Il modello di Rolex più minuto in circolazione. Le caratteristiche dei componenti presenti sono le stesse del Oyster Perpetual 31 e del Oyster Perpetual 34. Per quanto riguarda le colorazioni dei quadranti sono disponibili quelle uguali al modello da 34 mm: rosa, blu vivo, oro giallo e nero vivo.

Dimensioni: 28 mm
Movimento: Rolex 2232 Automatico
Prezzo: 5.000 Eur

 

Certificazione Cronometro Superlativo

Molto importante da sottolineare è che, come tutti gli orologi Rolex, l’Oyster Perpetual 41 e l’Oyster Perpetual 36 hanno ottenuta la certificazione di Cronometro Superlativo. Questo encomio è stato assegnato dopo che Rolex ha ridefinito i parametri nel 2015. Per ottenere tale certificazione sono stati eseguiti tutti i test da quell’anno con il movimento incassato.
Ottenere il premio di cronometro superlativo vuol dire che la sua precisione è nell’ordine di –2/+2 secondi al giorno. Per renderci conto di quanto sia preciso, basta pensare che la richiesta di un cronometro ufficiale testato dal COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) è di due volte inferiore.

Vuoi conoscere il valore del tuo orologio Rolex Oyster usato? Contattaci al n° 06/4466777 o al n° 06/4466888 oppure vieni a trovarci nella nostra boutique show room in via Merulana 7 – 00185 Roma.


Alzi la mano chi non conosce il marchio Rolex. Impossibile non aver neanche mai sentito parlare del brand di orologi di lusso più famoso in tutto il mondo. Ebbene, in modo particolare sotto il profilo delle dimensioni, questi orologi sono sempre stati considerati un vero e proprio punto di riferimento nel settore.

Nonostante il passare degli anni, c’è da dire come il marchio svizzero non ha mai ritoccato più di tanto le misure dei vari orologi lanciati sul mercato. I vari modelli Rolex, infatti, non hanno seguito le varie tendenze che si sono affermate con il passare del tempo, ma hanno cercato sempre di conservare le proprie tradizioni in termini di misure e dimensioni.

Tante altre aziende, con il passare del tempo, hanno cambiato molto sotto questo aspetto. In alcune epoche storiche, vari marchi concorrenti hanno proposto in commercio degli orologi di dimensioni sempre maggiori e sempre differenti. Ebbene, solo nel corso degli ultimi anni pare che Rolex non sia più insensibile sotto questo aspetto.

Complessivamente, è bene mettere in evidenza come le dimensioni dei primi orologi Rolex si aggiravano intorno a 36 millimetri, mentre per i modelli di stampo professionale la misura tipica è sempre stata pari a 40 millimetri.

 

Il percorso evolutivo inizia con un tocco femminile

Facendo un discorso più generale, un tempo gli uomini erano soliti sfruttare soprattutto l’orologio da tasca, mentre i modelli da polso erano più che altro dedicati alle donne. Quindi, i primi orologi di questa seconda categoria avevano dimensioni decisamente contenute, proprio in virtù della necessità di adeguarsi ai polsi delle donne. Con il passare del tempo, quando poi sul mercato sono stati proposti anche per gli uomini, ecco che le dimensioni sono state adattate ai polsi maschili, modificando inevitabilmente le misure. Non solo una questione di utenza finale, dal momento che l’aumento delle dimensioni è legato anche al lancio di varie novità, come ad esempio la proposta della cassa impermeabile e il movimento perpetuo a carica automatica.

 

Il modello Datejust risalente al 1945

Tra i vari orologi del marchio Rolex, c’è un modello che più di ogni altro ha impersonificato l’epoca del cambiamento a livello di dimensioni. Si tratta del Rolex Datejust, lanciato sul mercato nel 1945. Si tratta di un modello che aveva una forma tipicamente rotonda, con una conformazione pensata e sviluppata appositamente per fare in modo di evitare il problema delle casse che finivano spesso e volentieri per impigliarsi nei capi d’abbigliamento.

In quanto a meccanismi di movimento, in realtà non differivano molto rispetto ai modelli da taschino. Gli orologi Rolex rotondi avevano dimensioni che non andavano oltre i 32 millimetri. Una tendenza che il colosso decise di perseguire praticamente fino al 1945, quando il lancio in commercio del Datejust cambiò qualcosa. Perché? Semplicemente per via del fatto che tale modello si può considerare l’antesignano degli attuali orologi da polso, in modo particolare per la misura da 36 millimetri. Dimensioni maggiori soprattutto perché Rolex voleva che la data sull’orologio fosse più facile da leggere.

 

Il Rolex Submariner

Un altro modello passato alla storia, sempre nell’ambito dell’evoluzione in termini di dimensioni, è il Rolex Submariner. Se all’inizio anche questi modelli sono stati proposti nella misura da 36 millimetri, nel giro di qualche anno vennero lanciate anche versioni più grandi, fino ad arrivare alla soglia dei 40 mm. Con il passare del tempo, poi l’azienda ha cominciato a proporre orologi sempre più professionali e questa misura è diventata standard.

 

Un altro passaggio evolutivo nel 2020

Una scelta, quella di mantenere dimensioni intorno ai 40 mm, che è stata seguita dal marchio svizzero fino praticamente al 2020. Cosa è cambiato? Semplice, il lancio sul mercato di un modello completamente innovativo, ovvero una nuova versione del Rolex Submariner. Una variante che doveva già essere prodotta diversi anni prima, ma che è arrivata solamente due anni fa. Le novità che hanno riguardato tale modello non fanno riferimento solamente ad aspetti meccanici, ma pure ad elementi estetici. E sì, anche le dimensioni sono state modificate. Anzi, sarebbe meglio dire ampliate, dal momento che si è arrivati a toccare misure della cassa pari a ben 41 millimetri. Una scelta dettata anche dalla linearità che si è voluta conservare nel punto di attacco del bracciale in acciaio, che ha subito numerosi cambiamenti e innovazioni.

E in futuro? Le prospettive parlano di modelli dotati di una cassa di dimensioni sempre maggiori, senza stravolgere l’anima e il cuore di questi meravigliosi orologi ovviamente. Non è un caso che l’azienda svizzera si sia mostrata più flessibile e malleabile in merito all’adattabilità di nuovi stili e tendenze. Giusto per fare qualche esempio, potrebbe essere arrivato il momento di vedere delle versioni più grandi di modelli molto famosi, come il Daytona e il GMT-Master II, che fino a questo momento non hanno mai subito modifiche sotto l’aspetto delle misure.

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Un brand di segnatempo che oggi è sinonimo di esclusività assoluta e qualità oltre ogni immaginazione. Parliamo di Omega, un marchio dalla storia lunga e brillante che iniziò nel 1848, a La Chaux-de-Fonds. La casa fu fondata da Louis Brandt, trovando sede al numero 59 di Avenue Leopold-Robert, nel Giura Neuenburg.

Nei primi anni, Brandt si occupava di rifinire le parti di orologi per conto terzi durante le poche ore di luce a disposizione durante i lunghi mesi invernali di giorno. Nel 1879, alla morte del padre, i figli Louis-Paul e Cesar rilevarono l’attività. Vedendo il potenziale del marchio, i fratelli decisero di investire in qualità d’assemblaggio maggiore e consegne più celeri. Le basi di Omega nacquero qui, come la conosciamo oggi, con la partenza di una produzione propria e di un controllo qualità esteso su tutto il processo di manifattura.

Questo, spinse i due a spostarsi dalla sede originale a Bienna, dove la Louis Brant & Fils aprì, nel 1880, una piccola fabbrica. I loro sforzi cominciarono a portare i frutti sperati e, solo qualche mese dopo, a dicembre, i fratelli acquistarono l’intero edificio. Louis Brant & Fils vendeva anche orologi di altri marchi come Helvetia, Gurzelen, Jura e Patria. Dopo soli due anni, il marchio si trasferì in un’ex stabilimento di filature convertito, situato nella zona di Gurzelen di Biel-Bienne, esistente a tutt’oggi.

 

La svolta dell’azienda

Nel 1894, il calibro Omega da 19 linee, da cui il brand avrebbe preso nome, sancì un grande punto di svolta. Fu il primo ad essere prodotto in serie, sfruttando un processo costruttivo semplice, senza scendere a compromessi con un’affidabilità al top. Grazie alla sua standardizzazione, poi, rese la possibilità di sostituzione dei pezzi particolarmente immediata.

Louis-Paul e Cesar Brandt, poi, lasciarono le loro spoglie terrene nel 1903. Nel frattempo, Omega era diventata una delle migliori fabbriche di orologi in Svizzera, contando già 240.000 esemplari prodotti all’attivo e 800 persone alle dipendenze. L’azienda venne portata avanti dai quattro figli dei due fratelli di cui, il più anziano, era Paul-Emile Brandt, ventiquattrenne.

La sua gestione del marchio avrebbe influenzato i successivi 50 anni della sua storia. Le conseguenze della Grande Guerra portarono Omega ad accettare un’unione con Tissot, avvenuta nel 1925 che, cinque anni dopo, avrebbe condotto ad una fusione dei due marchi denominata SSIH, con sede a Ginevra. Negli anni della II Guerra Mondiale, invece, Omega divenne fornitore ufficiale della Royal Flying Corps.

Questo fece nascere l’esigenza di un cronografo robusto e affidabile, in grado di resistere all’acqua. Nacque, così, il Seamaster. Era il 1948. Il movimento automatico a martelletto e le guarnizioni o-ring decretarono il successo della linea di orologi di stampo militare. Con Brandt e Joseph Reiser, il gruppo SSIH ebbe modo di crescere esponenzialmente, dal 1955, diventando uno dei maggiori marchi di orologeria al mondo.

 

La nascita dello Speedmaster

Due anni, dopo nel ’57, Omega toccò l’apice del successo con la nascita dello Speedmaster. Sarebbe diventato l’orologio degli astronauti americani che compirono il primo allunaggio. Negli anni ’60, lo Speedmaster veniva sfoggiato da personalità di grande spicco come Walter Shirra che lo utilizzava come suo orologio personale.

Negli anni ’70, SSIH divenne il più grande produttore svizzero di orologi di lusso, arrivando a superare anche Rolex. Negli anni ’70, con l’arrivo degli orologi al quarzo proposti dalle giapponesi Seiko e Citizen, la scena cronografica svizzera si divise: Rolex puntò sulla tradizione, rimanendo fedele alle meccaniche di precisione, mentre Omega raccolse il guanto di sfida nipponico, mettendo sul mercato orologi al quarzo impreziositi dalla qualità svizzera. Fu così che nel ’74, Omega rilasciò un cronometro da marina al quarzo con una precisione dieci volte superiore ad un quarzo ordinario.

La storia contemporanea di Omega

La crisi monetaria e la recessione portarono aspre conseguenze anche nell’azienda svizzera. Tra il 1975 e il 1980, il gruppo SSIH dovette essere salvato in extremis dalle banche. In quel periodo, Seiko provò a cogliere la palla la balzo, tentando di acquistare Omega, senza ottenere risultati. Nel 1994, un’altra complicazione torno in casa Omega: il Tourbillon Centrale.

Nel 1996, l’azienda venne rilevata da un gruppo di investitori guidati da Nicolas Hayek, denominata SMH, ossia Société de Microéletronique et d’Horlogierie. Dieci anni dopo, la holding sarebbe diventata la casa produttrice più grande del mondo. Nel ’90, Swatch ingloba Omega, dando inizio ad una campagna di marketing che coinvolgesse atleti e celebrità, da Peter Blake, velista in Coppa America, agli attori di James Bond.

Nel ’99, venne presentato il Calibro Omega 2500, sulla base di un Eta 2892, ma con uno scappamento di manifattura. Lo scappamento coassiale proposto da Omega segnò la diretta evoluzione dello scappamento a leva, funzionando senza lubrificazione ed eliminando, in questo modo, una delle cause d’attrito e di usura tipiche, consentendo intervalli di manutenzione più lunghi.

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