Negli anni ’60 non era insolito che le aziende della manifattura orologiera usassero movimenti creati dai concorrenti, e la Rolex non faceva eccezione.

In quel periodo, l’orologio che sarebbe diventato il Daytona si vendeva con difficoltà, e quindi l’idea di investire in un movimento personalizzato in un prodotto dal così basso potenziale non era nemmeno presa in considerazione.

La Rolex utilizzava così il Valjoux calibro 72, che era il movimento più popolare usato nei cronografi di qualità dell’epoca, e a parte per l’Omega Speedmaster, era utilizzato anche dai principali concorrenti della casa ginevrina. Era un movimento molto ben fatto, e la Rolex puntò quindi sull’estetica e sul design dell’orologio per distinguersi dai competitori.

Il Valjoux 72 lavorava bene, teneva il tempo in modo corretto e non presentava difetti di progettazione, ma soprattutto costava poco a dispetto della difficoltà del processo di realizzazione dei movimenti dei cronografi. L’unica pecca era rappresentata dal fatto che era un movimento manuale, il che significava che doveva essere caricato a mano.

Ma la Rolex cominciò a notare che il cronografo non stava vendendo bene come i competitor Heuer, Brietling e Omega. Il movimento era lo stesso, ma la differenza stava tutta nella visibilità che Heuer aveva maturato grazie alla Formula Uno e al legame particolare che Breitling aveva stretto coi piloti.

La strategia adottata dalla Rolex per differenziarsi fu allora di personalizzare il movimento. Crearne uno di sana pianta sarebbe costato troppo, e allora decisero di aggiungere delle personalizzazioni come una nuova ruota di bilanciere a inerzia variabile Microstella e un overcoil di Breguet.

Cambiarono quindi il nome del movimento, chiamandolo in una réclame come Rolex Cal. 722 e 72B. Poi, sempre nell’ottica di migliorare ancora, per la fine degli anni ’60 la Rolex cambiò il latore del contatore orario per un miglior funzionamento con la ruota, rinominando il meccanismo col nome di Rolex Cal. 722.1.

Poi, poco prima dell’avvento degli anni ’70, cambiarono ancora il movimento, aumentandolo da 18.000 VPH a 21,600. Negli anni ’70, quando la Rolex rinominò il Cosmograph in Daytona, cominciò la ricerca di un nuovo movimento che funzionasse col nuovo orologio per farlo emergere nel mucchio dei concorrenti. Allo stesso tempo, la Zenith era pronta a lanciare il suo nuovo El Primero, e la Rolex collaborò con loro per creare il nuovo cronometro, che era appunto il Daytona.

Ben consci della necessità di doversi differenziare dagli altri, la Rolex utilizzò ancora la ruota del bilanciere e l’overcoil di Breguet che finora avevano lavorato così bene sui loro orologi. In effetti, la Rolex aspettò fino agli 2000 prima di crearsi in casa il movimento dei suoi orologi, un capolavoro che batteva per qualità qualsiasi movimento usato nei loro cronografi fino ad allora, quando introdussero il Rolex Cal. 4130, completamente reinventato e diverso da qualsiasi altro sul mercato.

Il design del Daytona cambiò solo due volte, ma il suo meccanismo fu sempre soggetto a continui miglioramenti. Oggi il Rolex Daytona è disponibile con molte opzioni tali da renderlo unico in ogni sua variazione.

L’orologio di oggi ha subito pochi cambiamenti nel corso degli anni, ma la sua reputazione e il suo valore invece sì, considerando che è passato da orologio quasi invendibile a uno dei più ricercati orologi di sempre, sia per il nuovo che per il secondo polso, oltre ad essere uno dei più contraffatti in assoluto.

Dati alla mano, i collezionisti preferiscono i modelli vintage al Daytona nuovo di pacca, per via della storia e delle caratteristiche uniche e irripetibili che aumentano di valore e hanno ampiamente dimostrato di essere un solido investimento. Insieme al Submariner, il Rolex Daytona è uno dei più riconoscibili orologi al mondo e uno di quelli che ogni amante delle corse vorrebbe possedere nella sua collezione.


L’uomo del momento a Hollywood era bellissimo, forte, pieno di stile. Il suo nome era Paul Newman, attore dal fascino unico che si appassionò alle corse alla fine degli anni ’60, quando recitò la parte del pilota protagonista nel film Indianapolis Pista Infernale. Da lì comincio a correre come gentleman-driver – pilota non professionista – nei circuiti statunitensi, accostando così il suo nome al circuito NASCAR.

Nel 1972 la Rolex stava tentando in tutti i modi di creare un seguito per il suo cronografo: avevano appena introdotto il Daytona e le cose stavano andando meglio, ma l’orologio non era preso troppo sul serio.

Se ora infatti il Daytona è conteso per migliaia e migliaia di euro in asta, all’epoca si vendeva per poco meno di 300 dollari. Questo finché Paul Newman non cominciò a indossarne uno, facendolo diventare un tutt’uno indissolubile con il circuito delle corse.

Fu proprio durante le corse del 1972 che Newman indossò il suo primo Daytona, per non toglierselo mai più. Immediatamente, la Rolex inizio a capitalizzare l’accostamento tra quel magnifico attore di cui la folla era innamorata e il suo sfortunato modello di cronometro.

Grazie a Paul Newman, il Daytona divenne uno degli orologi più popolari al mondo. Si sente spesso parlare del “Paul Newman Daytona”, come se questo fosse un modello ufficiale. In realtà non esiste nessun Daytona a suo nome.

Vero è invece che Newman possedeva un gran numero di Daytona, e quando oggi ci si riferisce al Daytona Paul Newman è perché lo stile dell’orologio è lo stesso di uno di quelli che l’attore era solito indossare. Vero è anche che la Rolex ci marciò sopra non poco nel suo advertising dell’epoca, quando faceva intendere al grande pubblico che a indossare un Daytona ci si sarebbe sentiti come Paul Newman in persona!

Negli anni ’80, la Rolex se ne uscì con una campagna marketing altrettanto vincente, sponsorizzando una serie di libri su Paul Newman. Il primo, pubblicato in Francia e chiamato “Paul Newman Le immagini di una vita” fu subito un best seller e da lì in poi seguirono altri libri.

 

Volevano essere sicuri di rendere inscindibile il cronografo da Paul Newman e ci riuscirono perfettamente. Il modello che spicca su tutti oggi è il Daytona Reference 6241 in acciaio. È quello con quadrante bianco, con i sub quadranti neri e bordatura nera.

E il cronografo che un tempo venne considerato un errore madornale, oggi viene venduto a cifre stratosferiche e conta lunghe liste d’attesa poiché la manifattura non riesce a star dietro alle innumerevoli richieste. Nella metà degli anni ’80, il Rolex Daytona divenne uno dei più famosi orologi al mondo, ricercato e ambito dai collezionisti. I pochi esemplari disponibili, a causa della lista d’attesa, spingono i collezionisti a ricercarlo disperatamente, e per questo la Rolex deve ancora ringraziare lo charme eterno di Paul Newman.


Quello che fu considerato il più grande errore nella storia dell’orologeria, è oggi uno degli orologi più ambiti al mondo. E’ il Rolex daytona.

Quando fu lanciato, la Rolex pensò fosse il caso di annullare la produzione poiché le vendite erano pochissime. Correvano gli anni ’60 e la Rolex stava già producendo cronografi da 30 anni. Proprio in quegli anni c’era stato un boom dei cronografi, che erano diventati la complicazione più richiesta al mondo.

Quale fu però l’ispirazione dietro a uno degli orologi più riconoscibili al mondo?

Nel 1935, William France, un ventiseienne del Maryland, approdò a Daytona Beach in Florida per mettere in pratica il suo talento di pilota, e per poter finalmente conoscere il pilota leggendario Sir Malcolm Campbell, che proprio a Daytona aveva raggiunto i suoi record di velocità. Grazie al clamore sulla stampa internazionale, Campbell aveva attirato l’attenzione di Hans Wilsdorf, il fondatore della Rolex.

In poco tempo divenne il volto e la voce del brand. Da lì in poi, la relazione tra la Rolex e il mondo delle auto da corsa crebbe, aumentando maggiormente una volta che il giovane William France fondò la NASCAR, la National Association for Stock Car Auto Racing.

Nel 1955, la Rolex produsse il Chronograph Reference 6234, molto simile esteticamente a quello che sarebbe stato il Daytona, ma invece di avere un movimento automatico ne presentava uno a carica manuale.

Le vendite andarono male, e la Rolex ne fece uscire a malapena 500 unità all’anno. Cinque anni dopo, cercando di far fruttare i suoi investimenti, la Rolex decise di riprendere un nome che aveva registrato qualche anno prima. Il cronografo fu quindi rinominato col nome di Rolex Cosmograph e reintrodotto nella metà degli anni ’60 come Rolex Le Mans Chronograph.

Leggenda vuole che successivamente la Rolex decise di capitalizzare la sua relazione d’affari con la NASCAR, usando il nome Daytona solo su un limitato numero di cronografi.

Diversamente dai primi cronografi realizzati da Rolex, la prima versione dei cronografi sportivi degli anni ’60 cambiò la discrezione e l’eleganza del modello in qualcosa di molto più mascolino e marcato, col quale la Rolex sperava di competere con le concorrenti Omega e Heuer.

La Rolex aveva ormai la reputazione di costruttore di orologi resistenti, ma sapeva anche che la Omega aveva creato lo Speedmaster con la speranza di mandarlo sulla luna al polso degli astronauti.

Lasciò quindi temporaneamente indietro il circuito delle corse per cercare di competere con Omega e consolidare la sua fetta di mercato, per mandare il primo orologio nello spazio.

Il Rolex riuscì ad essere ammesso ai test, che furono però superati dallo Speedmaster, ritenuto più idoneo dalla NASA. Nel contempo, lasciando il settore corse, la Heuer aveva riempito il vuoto lasciato dalla Rolex, che si trovò nettamente indietro.

La dirigenza cercò allora di capire come tornare in una posizione di mercato dominante e si ricordò del loro ex portavoce, Sir Malcolm Campbell, che li aiutò volentieri insieme al suo amico William France. Rolex cominciò quindi a sponsorizzare le corse accanto al logo NASCAR e ai piloti vincenti. Presto i fan cominciarono a comprare gli orologi che vedevano al polso dei loro piloti favoriti.

Nel frattempo il circuito NASCAR divenne molto popolare e France dovette costruire un’altra pista per accettare tutte le domande di partecipazione.

Il Cosmograph, che la Rolex aveva così chiamato nella speranza di inviarlo nello spazio, stava per essere rinominato di nuovo, e lo sfortunato modello Le Mans avrebbe perso il suo sofisticato appeal francese per un nome molto più americano. Questi cronografi di poco successo che si vendevano appena sarebbero stati chiamati Daytona, ma giusto in tempo per l’ennesimo cambio di passo nel mondo dell’orologeria. Negli anni ’70 divenne infatti popolare il movimento al quarzo, anche se i grandi collezionisti continuarono a preferire le complessità dei movimenti manuali. Il movimento al quarzo era stato commercializzato per il grande pubblico, così la Rolex introdusse l’automatico e i fan del modello aumentarono a dismisura. Il Daytona fu un successo, ed utilizzava i movimenti forniti da Valjoux e Zenith, prima di introdurre il proprio movimento in-house all’interno del cronografo. (Continua…)