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Rolex Daytona ieri e oggi Blog

Postato il 28-09-2016 in

(Prosegue da...) Negli anni ’60 non era insolito che le aziende della manifattura orologiera usassero movimenti creati dai concorrenti, e la Rolex non faceva eccezione.

In quel periodo, l’orologio che sarebbe diventato il Daytona si vendeva con difficoltà, e quindi l’idea di investire in un movimento personalizzato in un prodotto dal così basso potenziale non era nemmeno presa in considerazione.

La Rolex utilizzava così il Valjoux calibro 72, che era il movimento più popolare usato nei cronografi di qualità dell’epoca, e a parte per l’Omega Speedmaster, era utilizzato anche dai principali concorrenti della casa ginevrina. Era un movimento molto ben fatto, e la Rolex puntò quindi sull’estetica e sul design dell’orologio per distinguersi dai competitori.

Il Valjoux 72 lavorava bene, teneva il tempo in modo corretto e non presentava difetti di progettazione, ma soprattutto costava poco a dispetto della difficoltà del processo di realizzazione dei movimenti dei cronografi. L’unica pecca era rappresentata dal fatto che era un movimento manuale, il che significava che doveva essere caricato a mano.

Ma la Rolex cominciò a notare che il cronografo non stava vendendo bene come i competitor Heuer, Brietling e Omega. Il movimento era lo stesso, ma la differenza stava tutta nella visibilità che Heuer aveva maturato grazie alla Formula Uno e al legame particolare che Breitling aveva stretto coi piloti.

La strategia adottata dalla Rolex per differenziarsi fu allora di personalizzare il movimento. Crearne uno di sana pianta sarebbe costato troppo, e allora decisero di aggiungere delle personalizzazioni come una nuova ruota di bilanciere a inerzia variabile Microstella e un overcoil di Breguet.

Cambiarono quindi il nome del movimento, chiamandolo in una réclame come Rolex Cal. 722 e 72B. Poi, sempre nell’ottica di migliorare ancora, per la fine degli anni ’60 la Rolex cambiò il latore del contatore orario per un miglior funzionamento con la ruota, rinominando il meccanismo col nome di Rolex Cal. 722.1.

Poi, poco prima dell’avvento degli anni ’70, cambiarono ancora il movimento, aumentandolo da 18.000 VPH a 21,600. Negli anni ’70, quando la Rolex rinominò il Cosmograph in Daytona, cominciò la ricerca di un nuovo movimento che funzionasse col nuovo orologio per farlo emergere nel mucchio dei concorrenti. Allo stesso tempo, la Zenith era pronta a lanciare il suo nuovo El Primero, e la Rolex collaborò con loro per creare il nuovo cronometro, che era appunto il Daytona.

Ben consci della necessità di doversi differenziare dagli altri, la Rolex utilizzò ancora la ruota del bilanciere e l’overcoil di Breguet che finora avevano lavorato così bene sui loro orologi. In effetti, la Rolex aspettò fino agli 2000 prima di crearsi in casa il movimento dei suoi orologi, un capolavoro che batteva per qualità qualsiasi movimento usato nei loro cronografi fino ad allora, quando introdussero il Rolex Cal. 4130, completamente reinventato e diverso da qualsiasi altro sul mercato.

Il design del Daytona cambiò solo due volte, ma il suo meccanismo fu sempre soggetto a continui miglioramenti. Oggi il Rolex Daytona è disponibile con molte opzioni tali da renderlo unico in ogni sua variazione.

L’orologio di oggi ha subito pochi cambiamenti nel corso degli anni, ma la sua reputazione e il suo valore invece sì, considerando che è passato da orologio quasi invendibile a uno dei più ricercati orologi di sempre, sia per il nuovo che per il secondo polso, oltre ad essere uno dei più contraffatti in assoluto.

Dati alla mano, i collezionisti preferiscono i modelli vintage al Daytona nuovo di pacca, per via della storia e delle caratteristiche uniche e irripetibili che aumentano di valore e hanno ampiamente dimostrato di essere un solido investimento. Insieme al Submariner, il Rolex Daytona è uno dei più riconoscibili orologi al mondo e uno di quelli che ogni amante delle corse vorrebbe possedere nella sua collezione.